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20 dicembre 2006

Missioni militari per la pace

Gli scopi di tali operazioni vanno ben oltre il mantenimento della pace (peacekeeping).Esse si prefiggono di garantire la sicurezza e pacificare popolazioni in conflitto tra loro, portare assistenza ed aiuti a scopo umanitario, garantire l’insediamento ed il funzionamento delle istituzioni democratiche locali.
Poiché in dette situazioni spesso la pace non e’ l’obiettivo perseguito da tutti i gruppi e fazioni presenti sul terreno, è necessario intervenire in modo da convincere i più ostili, controllare odi e violenze, separare gruppi o fazioni in lotta tra loro, tutelare i diritti delle minoranze, ecc.. In questo ambito il rischio di scontri armati rimane elevato e diffuso e i soldati, quando giungono nel teatro operativo, devono anche difendersi per poter operare.
Dall’esigenza dell’autodifesa e dall’impiego militare di uomini e mezzi scaturisce l’obiezione: ma tali missioni sono veramente missioni per la pace? Il dubbio e’ comprensibile, ma la paradossale realta’ del mondo di oggi e’ che per dissuadere, convincere, pacificare sia necessario schierare forze armate in grado di svolgere, se necessario, operazioni militari ad alta intensita’ operativa. Per porre fine alla questione, più volte dibattuta anche in ambienti politici, circa l'opportunità di impiegare forze armate dotate di armamenti pesanti nella missioni di pace, il Capo dello Stato ha affermato recentemente che: «L'Italia ha bisogno dell'insieme delle Forze Armate, al più alto livello di modernità ed efficienza per adempiere i suoi doveri di partecipazione a quelle organizzazioni internazionali che, come recita l'articolo 11 della Costituzione repubblicana, sono impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni». Pertanto i dubbi sulla legittimità dell'impiego della forza in missioni di pace, al momento, sembrano rientrati.

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