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15 gennaio 2007

La politica e i Comandanti militari

I responsabili politici ed il mondo militare sono legati dai rapporti istituzionali previsti dalla Costituzione e da leggi ad “hoc” che stabiliscono per ciascuno le sfere di competenza e responsabilità. Tali rapporti sembrano perciò chiaramente definiti e appare impossibile lo scambio dei ruoli. In realtà mentre il Comandante svolge un compito ben delineato nell’organizzazione militare e il suo “status” non gli consente di assumersi le responsabilità di altre istituzioni, le istituzioni rappresentative dello Stato e qualche suo membro possono influire, se non determinare, il comportamento del Comandante. Quando questa interferenza si verifica, il Comandante vede messa in discussione la sua professionalità per la quale ha profuso tanto impegno, studio e sacrificio personale e della famiglia. Allora è inevitabile il sorgere di un senso di frustrazione nei confronti dei superiori che lo dovrebbero tutelare e le istituzioni che dovrebbero salvaguardare la sua funzione, quale esponente delle Forze Armate, garanti della sicurezza dello Stato. Appaiono anche inefficaci le argomentazioni a difesa del proprio operato, quando certe decisioni sono prese nell’ambito della ragion di Stato, creata da quelle stesse istituzioni, che ha sempre preminenza rispetto alle giustificazioni del semplice cittadino e quindi anche di chi ha responsabilità nel mondo militare. Il Comandante viene quindi declassato, sostituito e talvolta allontanato, senza alcuna possibilità di difesa o diritto di replica. Può il potere politico diventare “umano” anche con questi servitori dello Stato?

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