BENVENUTO

Egregio visitatore, puoi aggiungere commenti ai posts pubblicati , cliccando su "link a questo post" alla fine del post e, successivamente, compilando il modulo che appare. E' possibile anche leggere i commenti cliccando su "commenti" ed aggiungere ulteriori commenti ai commenti. Per facilitare la pubblicazione conviene spuntare la voce " profilo google" per coloro che sono iscritti a google (ad es. dispongono di gmail) oppure spuntare la voce anonimo se si desidera rimanere anonimo. Tutti i commenti sono controllati dall'autore del blog prima della pubblicazione.
Buona navigazione!!

27 gennaio 2020

Lungo la nostra strada


Nel corso degli anni ci siamo trovati tutti a percorrere le strade che disegnano il paesaggio del nostro territorio, al fine di raggiungere qualche meta prestabilita, per esigenze familiari, a scopo di lavoro o per godere di un periodo di vacanza. Forse nel caos del traffico o nella fretta di arrivare, non ci siamo mai soffermati a osservare,  al di fuori della ribalta delle cronache, le peculiarità di quanti popolano  questi spazi, specie nei centri abitati, al fine di trarre qualche utile riflessione per la nostra esistenza.
La strada è un spazio libero, fruibile da tutti secondo determinate regole, di cui nessuno può rivendicare l’esclusiva proprietà. Essa è parte dell’ambiente naturale e, oltre a espletare funzioni di collegamento tra luoghi diversi, ha in sé valori importanti dal punto di vista umano, filosofico, sociale, ecc.. Purtroppo spesso è il luogo del malaffare e della depravazione, se non l’habitat ove si commettono i reati contro la persona e la cosa pubblica. Occorre ricordare anche che essa è ambiente di lavoro e d’ incontro per una moltitudine di persone che si dedicano al bene comune, al soccorso, al funzionamento delle istituzioni. In essa, inoltre, trovano l’ultimo riparo gli individui in difficoltà, gli scarti della società che lottano per la vita.
Scrittori, registi, poeti sul tema hanno elaborato opere memorabili. Fellini, di cui si celebra il centesimo anniversario della nascita, nel film-capolavoro  “la strada” ha descritto il modo di vivere di alcuni derelitti, che su tale terreno alimentano la voglia di riscatto e anche i più profondi sentimenti, come l’amicizia, l’odio e l’amore.
In questo ambiente ognuno si sente privo di condizionamenti e vincoli, può esprimersi come meglio crede, si muove o risiede con tutti i suoi problemi, le sue preoccupazioni, le sue speranze, le sue illusioni. Di fatto sulla strada le persone si spostano con tutto il loro essere interiore, sia esso di gioia e allegria, sia di sofferenza e solitudine. Esse hanno il desiderio di farsi conoscere, d’incontrare gli altri, di soddisfare il loro bisogno di libertà e indipendenza. L’artista di strada ha modo di esternare il suo talento e farlo apprezzare ai numerosi passanti. I senza tetto, che spesso giacciono in questo luogo, cercano aiuto, talvolta desiderano solo uno sguardo benigno, di compassione. Sulla strada s’incontra anche chi cerca ostentatamente l’ammirazione degli altri, con la sua maschera di superbia e vanità e tante altre figure, incluso l’automobilista dissennato che, noncurante delle regole del vivere comune, mette a repentaglio la vita altrui. Poi c’è la folla anonima che procede confusamente, senza meta o verso una  piazza, un edifico, per assistere a qualche occasionale avvenimento.
La strada, oltre ad uno spazio fisico ben delimitato, è il luogo ove si consuma gran parte dell’esistenza, tanto che essa  può essere considerata, in modo figurativo, il percorso della vita stessa. Si dice: “essere sulla buona/cattiva strada”, “trovare la propria strada”, “incontrarsi a metà strada”.  Essa dunque è una realtà sempre davanti a noi, con la quale interagiamo giornalmente. Dobbiamo percorrerla, possiamo modificarne il percorso, ma essa alla fine ci conduce sempre verso una meta, più o meno lontana, più o meno desiderata.  L’itinerario è come un’avventura, pieno di incognite, che ci fa raggiungere la destinazione facilmente o attraverso ostacoli e difficoltà, ci fa apprezzare o meno l’ambiente circostante, ci dà il piacere o il disgusto di incontrare i nostri simili e la possibilità di portare loro aiuto oppure la nostra indifferenza.
All’inizio d’anno, siamo nuovamente tutti in cammino lungo la nostra strada, con un fardello più pesante, ma è auspicabile con un po’ di saggezza e di attenzione in più, verso l’universo che ci circonda.

8 maggio 2019

L'alba di una nuova vita

L’alba e il tramonto sono i momenti che delimitano il giorno, in cui la luce solare effonde i suoi benefici influssi sulla natura e sugli esseri viventi. Similmente, nella parabola esistenziale umana, la nascita e la morte sono gli attimi cruciali tra i quali fluisce la vita. Questi fondamentali eventi dell’esistenza segnano il perenne rinnovarsi  della natura e il perpetuarsi della vita umana sulla terra, attraverso il trascorrere inarrestabile del tempo.

Sullo sfondo della storia d’Italia degli ultimi cinquant’anni, Andrea, di umili origini venete, lotta nei difficili anni del dopo guerra per farsi una dignitosa posizione nella società, aiutato dall’amore con una ragazza del suo paese, Giulia, incontrata in circostanze imprevedibili. Ma giunto a conclusione del suo lavoro, nel momento in cui ognuno spera di godersi un po’ la vita, le condizioni di salute di Giulia peggiorano, fino a condurla alla fine. Andrea con coraggio e forza d’animo saprà risollevarsi e riscoprire l’alba di una nuova vita.

Pubblicato il 30 apr. 2019, da BOOKSPRINT EDIZIONI 

Contatti per l’acquisto:
- telefono: 0828951799 / fax: 08281896613

1 gennaio 2019

La disputa Cina - USA


Il 9 novembre  1989 cadde a Berlino la cortina di ferro, simbolo della divisione dell’Europa nelle sfere d’influenza statunitense e sovietica,  decretando la fine del periodo storico chiamato guerra fredda. D’allora l’equilibrio mondiale ha subito numerosi cambiamenti. Le guerre nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan, il terrorismo internazionale, la guerra siriana, la crisi in Giorgia e in Ucraina, l’occupazione della Crimea, ecc., sono alcuni dei conflitti che hanno modificato il quadro geopolitico mondiale. La NATO  ha diminuito lo slancio nell’allargamento dei suoi confini  verso est, mentre si è riscontrato un sempre maggiore attivismo da parte delle principali  potenze dell’Eurasia,  Russia, Iran, Cina, alle quali recentemente si è aggiunta la Turchia.
Nello stesso tempo, anche l’Europa non ha fatto progressi sulla strada dell’auspicata integrazione, salvo la parziale unità monetaria, in quanto non è stata in grado di darsi una costituzione politica e di dotarsi di un sistema di difesa comune.
In generale, dopo la crisi economica del 2008, si è assistito a un indebolimento, sotto ogni punto di vista, del sistema euro-atlantico e una forte ascesa del mondo euroasiatico a guida cinese. Questi avvenimenti hanno creato i presupposti per una nuova sfida mondiale,  acuitasi a partire dal 2017 con l’ascesa dell’amministrazione Trump.  Di fatto, è ricominciata la sfida diretta tra gli Stati, con il riaffermarsi della loro sovranità e l’affievolirsi dell’autorità da parte degli Organismi sovranazionali.
Attualmente, tale confronto si sta svolgendo nella regione geografica dell’Eurasia, ove  gli USA  per bloccare la nascita  di  una grande area economica, politica e militare  cercano di destabilizzare l’Iran, con le sanzioni contro lo sviluppo del nucleare e la Cina, mediante l’imposizione di pesanti dazi economici per le merci esportate negli Stati Uniti. La disputa USA- Cina può portare a sviluppi imprevedibili. Ma si può facilmente immaginare, sulla base dei precedenti storici, che la competizione occidente e oriente porti sicuramente a conseguenze destinate a cambiare l’attuale ordine mondiale.
Le sfide che l’Impero Celeste pone agli USA investono ogni campo: economico, geopolitico e militare. Partendo dal campo economico- politico, la Cina ha creato, sin dagli anni’80, un nuovo tipo di capitalismo, risultato dalla combinazione dell’ideologia comunista con il libero mercato, nominato capitalismo statalizzato che si contrappone al capitalismo occidentale. Il modello cinese ha dimostrato un’efficienza senza precedenti nella costruzione di grandi opere pubbliche, nella formazione di una forte classe media e un costante rafforzamento della crescita economica nazionale. Con un tale apparato la Cina ha realizzato l’espansione dei suoi  commerci verso i Paesi del Terzo mondo, chiedendo a questi solo la tutela dei suoi interessi economici, senza pretendere, al loro interno, la salvaguardia dei diritti umani, a differenza dei Paesi occidentali e degli Stati Uniti. Con tale procedura, la Cina evita  di creare nei Paesi sottosviluppati instabilità interne e ingerenze da parte delle potenze occidentali. Questa appare la ragione per cui l’Impero Celeste sta conquistando i mercati di molti paesi dell’Africa sub sahariana, a discapito di ex potenze coloniali come Francia, Belgio e degli stessi USA che continuano a perdere terreno.
Dal punto di vista geopolitico, il progetto inaugurato dal presidente Xi Jinping, nel 2013, volto allo sviluppo di nuove via della seta, One Belt, One Road, segna una svolta per l’ex impero, in quanto rivolge i suoi interessi non solo all’entroterra euroasiatico, ma anche alle rotte marittime dell’oceano Pacifico.  Questo piano prevede un grande sviluppo infrastrutturale nel continente asiatico (One Belt) e nuove vie commerciali marittime nel Pacifico (One Road), con le quali raggiungere anche i porti europei. Ad esempio, In Italia sono in corso contatti con i cinesi per l’ampliamento del porto di Trieste. E’ evidente che “le nuove vie della seta” hanno anche l’obiettivo di sconvolgere, specie  in Eurasia, l’ordine stabilito alla fine della  seconda guerra mondiale.
Nonostante gli sviluppi diplomatici favorevoli sulla questione tra le due Coree, gli USA sono particolarmente sensibili  all’attuazione del progetto  della Cina, con il quale essa potrebbe conseguire il predominio marittimo sul Pacifico, ora in possesso degli Stati Uniti, allo scopo di implementare i flussi commerciali  verso il resto del mondo.
In conclusione, la sfida USA- Cina, in atto, non ha un significato puramente economico, ma coinvolge il pianeta in una competizione globale che stravolgerà l’attuale ordine mondiale.
Papa Bergoglio tornando dalla sua missione in Corea del Sud, affermò: “Siamo di fronte a un nuovo conflitto globale, ma a pezzetti… un aggressore ingiusto deve essere fermato, ma senza bombardare o fare la guerra”.


16 novembre 2016

VINCERE LA PAURA

Gli attacchi terroristici del 13 novembre scorso a Parigi,  al teatro Bataclan e nei ristoranti dell’undicesimo arrondissement, unitamente al corollario di attentati della stessa matrice che nel 2015 hanno causato migliaia di morti e feriti in ogni area geografica del pianeta, hanno reso evidente alla Francia, all’Europa, al mondo intero  i rischi e gli effetti del terrorismo politico-religioso dell’Isis. La precedente strage di Charlie Hebdo, sempre a Parigi un anno fa, non rappresentava, infatti, un evento tragico del passato ma l’anticipo di un futuro,  nel quale ogni uomo oggi si trova suo malgrado immerso, impreparato ad affrontarlo. Papa Francesco, a proposito delle stragi di Parigi, ha dichiarato in modo esplicito che si tratta di “un pezzo della terza guerra mondiale”.
Al di là delle giustificate reazioni  della Francia, si è cercato di fronteggiare la nuova, improvvisa minaccia, indefinita e diffusa, con richieste di interventi dell’ONU, mediante l’avvio di Summit tra i Capi di Stato e nell’ambito delle Organizzazioni internazionali, per individuare le misure da adottare al fine di contrastare i seducenti combattenti dell’auto proclamato Stato islamico (Is). Di fatto, sono state attivate prevalentemente misure di polizia e controllo all’interno dei singoli Paesi per circoscrivere il “fenomeno” e  dare maggior sicurezza alle istituzioni, limitando il movimento e alle volte i diritti dei propri cittadini.
Di fronte alla determinazione e ferocia con cui si commettano crimini contro il valore della vita e i diritti umani,  al cittadino comune rimane un sentimento di sconcerto e di paura. Secondo un sondaggio di Demos, un italiano su due è pronto a cambiare stile di vita. I fatti di Parigi hanno inciso più profondamente nella società occidentale dell’attacco, a New York, alle Torri Gemelle (11 set 2001) . Allora si parlava di terrorismo, oggi apertamente di guerra. Ieri il  “nemico” era lontano, negli Stati Uniti, oggi è a casa nostra, a Parigi a Bruxelles, ecc.. e in agguato a Roma e Milano. Ai primi segnali  di un eventuale attacco, si creano zone di sicurezza,  si chiudono stadi, teatri, luoghi di culto, metropolitane, stazioni…ecc.  A Roma, per il Giubileo, è stato chiuso lo spazio aereo sopra la città. Come in guerra, appunto. In Italia, abbiamo vissuto questo  profondo sentimento di insicurezza, negli anni ’80, durante gli anni oscuri del terrorismo politico delle brigate rosse.

Ma qual’ è il vero obiettivo dei combattenti dell’Is (Daesh). Sergio Romano, uomo di cultura ed esperto di relazioni internazionali, commenta i fatti di Parigi come “una controffensiva dell’Is, di fronte agli attacchi che sta subendo sui territori dove aveva alzato le sue bandiere e.. poiché l’Is sta perdendo importanti città e territori, ha deciso di aprire un nuovo fronte offensivo in Europa”. Con un differente punto di vista si può anche aggiungere che i terroristi mirano a  colpire questa nostra società libera e aperta, affinchè  essa si chiuda, si ripieghi su sè stessa, si divida e perda i suoi valori. 

22 novembre 2015

La grande guerra non è ancora terminata


La ricorrenza di cento anni dalla deflagrazione della prima guerra mondiale,  scaturita dall’uccisione a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono  degli Asburgo, sembra  rievocare un’epoca ed eventi tragici lontani,  molto diversi  da quelli del mondo odierno. Documenti, fotografie (tecnica disponibile per la prima volta), libri, film, testimoni  oculari ci hanno tramandato, negli anni,  gli orrori ed i massacri della grande guerra, inutile strage, così definita dal Papa Benedetto XV. Essa  fu innescata dalle contraddizioni  politiche esistenti tra gli imperi e le nazioni europee e dai fermenti culturali del tempo, influendo in modo determinante sui cambiamenti  (la Rivoluzione sovietica, il Fascismo,  il Nazismo, la Seconda guerra mondiale, la guerra fredda) che segnarono tutto il xx secolo.
In occasione di questo anniversario osservatori  internazionali e storici cercano di tracciare un parallelo tra la situazione europea di quegli anni  e quella dei giorni nostri. Per tale raffronto, tralasciando, per brevità di trattazione, l’articolazione geopolitica dell’Europa,  la descrizione delle alleanze, i fatti storici, i dati impressionanti del conflitto, ecc.. è opportuno considerare la prevalente concezione politica e gli elementi culturali che vigevano in Europa all’inizio del ‘900.
La convinzione della propria potenza portava le varie nazioni a temere e a contrastare  l’affermazione degli altri Stati, specie quelli confinanti, dimostrando di non avere alcuna paura di entrare nella contesa per il potere mondiale. Esisteva in ogni  settore della società una disponibilità culturale alla guerra: dai vertici politici e militari, ai dirigenti e agli industriali per i quali essa rappresentava un “toccasana” per ogni problema e una occasione dalla quale trarre qualche vantaggio. Alla base di tutto, c’era la mancata percezione delle conseguenze distruttive di un tale evento, connesse ai mutamenti tecnologici e sociali in atto. Insomma nei palazzi governativi dell’ Europa del tempo si alimentava “la grande illusione” che un’eventuale guerra, avrebbe risolto i diversi problemi della società, sarebbe stata breve e soprattutto l’ultima. Come sappiamo le cose sono andate ben diversamente e guardando alle sue conseguenze e agli eventi del secolo “breve” gli storici sono concordi nell’affermare che essa non è ancora terminata.
Anche nell’Europa d’oggi, pur alle prese con una crisi economica globale e sotto la minaccia del terrorismo di carattere religioso, si osserva qualche spiraglio di ottimismo, legato ad alcuni segnali di successo della diplomazia internazionale: l’accordo sulla distruzione delle armi chimiche in Siria, l’apertura, senza precedenti, di un dialogo diretto tra gli Stati Uniti e l’Iran, la formazione di una coalizione di Stati, con la partecipazione di alcuni Paesi arabi, allo scopo di combattere l’ISIS.
Tuttavia, rimangono ancora situazioni di crisi che minano la pace mondiale: si aggravano le tensioni tra la Cina ed il Giappone in Asia, in presenza dell’incognita nucleare della Corea del Nord; si fa più consistente la minaccia di Al Qaeda nelle rivolte mediorientali ed africane indebolendo e spesso rovesciando il senso delle primavere arabe; si assiste al deteriorarsi della situazione in Siria, in Afghanistan ed in Iraq, con la costituzione del cosiddetto “califfato” ad opera dell’ISIS.
Recentemente si è sviluppata la crisi in Ucraina, con implicazioni dirette sui rapporti tra le due maggiori potenze nucleari, gli Stati Uniti e la Russia. Ne è seguita la reazione della Russia di Putin, volta ad impedire un allargamento della NATO e dell’Europa a est e che ha comportato la secessione-annessione della Crimea e forti pressioni politiche e militari sulle regioni russofone, nel Sud-Est della stessa Ucraina.
In tale quadro sembra ripetersi in Ucraina la situazione della Serbia un secolo dopo. Fortunatamente, la situazione geopolitica, economico, militare dell’Europa oggi è profondamente diversa da quella della prima metà del Novecento. Le organizzazioni internazionali e le alleanze politico-militari da 70 anni garantiscono la pace, la globalizzazione ha interconnesso la situazione di ciascun Paese a quella degli altri Stati nel mondo. Tale sistema,  sebbene fragile, non può essere distrutto da una prova di forza unilaterale. Nel mondo di oggi sono in atto “scosse di assestamento” volte alla realizzazione di un nuovo equilibrio geopolitico  che segue l’era “bipolare” (Stati Uniti-Unione Sovietica) e quella “unipolare” (Stati Uniti sola superpotenza), dopo il crollo dell’impero comunista.
Come nei terremoti, le scosse che si susseguono vanno tenute sotto controllo, con prudenza e determinazione, per evitare che una scossa (guerra) inattesa, più forte delle precedenti, distrugga quanto si è costruito per la pace, dopo il conflitto mondiale di cento anni fa.  A un tale controllo dovrebbe poter partecipare, con l’autorità necessaria, l’Unione Europea, nata proprio per reazione alle tragedie del Novecento.
In alternativa, con un’Europa debole e divisa politicamente, si dovrà pagare un prezzo altissimo per il riequilibrio globale, ove la Russia impiegherà ogni mezzo per tornare protagonista sulla scena mondiale e gli Stati Uniti saranno sempre più coinvolti nelle grandi sfide del Pacifico.

12 giugno 2015

SOLDATI




 Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie
 di Giuseppe Ungaretti

 
Nelle parole del poetac’è il senso della tragedia esistenziale del  primo conflitto mondiale: i versi sono scritti in trincea presso il bosco di Courton, vicino a Reims. A questo sentimento si associa l’estrema brevità del testo, che sembra quasi una fulminante scoperta della condizione assurda in cui versano i “soldati”, a cui si può facilmente sostituire il termine “uomini”. Soldati infatti può essere letta anche come una riflessione, breve ma assai incisiva, sull'assurdità dell'intera condizione umana e sulla sua intrinseca finitudine, che non può in alcun modo sfuggire al dolore e alla morte. I soldati, paragonati a rade foglie autunnali appese a fatica agli alberi, cadranno inevitabilmente, vittime di una legge universale spietata ed implacabile.

19 aprile 2014

Quando la pace appare scontata

It is five minutes to midnight. Mancano 5 minuti a mezzanotte, cioè all'autodistruzione, secondo il Bulletin of Atomis Scientist. Dalla creazione degli ordigni nucleari nel 1947 a oggi, le lancette dell orologio dell'Apocalisse sono state spostate 20 volte: ogni movimento testimonia un passo avanti o indietro verso un mondo senza armi di distruzione di massa. Non esiste alcun dubbio sulla direzione che prenderebbero le lancette se gli USA decidessero per l’intervento armato in Siria, con Assad che si dichiara pronto al conflitto mondiale.Il Cremlino si è subito schierato a favore del regime di Damasco. Impossibile non pensare alle dinamiche della guerra fredda e, soprattutto, agli arsenali nucleari delle potenze del pianeta.
Oggi i Paesi che dichiarano di possedere armi atomiche sono USA, Russia, Francia, UK, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord. Autorevoli analisti dei servizi segreti ritengono che sia probabile che anche Israele ne sia in possesso; ufficialmente però non ha mai ammesso l’esistenza di un programma nucleare a scopo bellico. Si ritiene che l’Iran, invece, non abbia ancora prodotto un ordigno, ma non si esclude che possa svilupparlo. Per motivi strategici e di sicurezza i programmi nucleari di ogni nazione sono segreti; tuttavia secondo le stime fornite dai rapporti di organizzazioni indipendenti non-profit come la Federation of American Scientist esistono oltre 17000 testate, dislocate sia nei Paesi che le hanno prodotte e ne detengono il controllo sia negli stati alleati (come prevede il programma di Condivisione Nucleare della Nato).